La parete invisibile

Ci sono confini sottili che è pericoloso oltrepassare.

Un equilibrio instabile, un tappo che cerca invano di contenere lo spumante in una bottiglia agitata. Basta niente: il cambio di direzione del vento. Spinto da parole  secche che detonano una scatola di amarezze.

E allora una furia di parole che ricordano situazioni, persone, cose, colori. Colori di rabbia per lo piu’.
Il reale che si mescola all’immaginario in un quadro astratto. Calce morbida  che dà forma ad una parete sottile.

E tu sei li davanti.  Vedi quest’essere in tumulto che non ti fa entrare nella sua mente per aiutarlo.
Lo vedi li ribollire, vorresti abbassare il fuoco ma capisci che forse quella parete lui l’ha messa li non per caso. L’ha messa li per starvici dentro con se stesso. L’ha messa li trasparente, perchè tu possa renderti conto che lo sta facendo. E lasciargli il suo spazio.

Il suo spazio certo. Ma non il suo tempo. Il tempo  lo scandisce un orologio piu grande che non puo fermarsi mai.
L’ora dell’innovazione sta per scoccare.
Non ci sono pareti di sorta che la possano rallentare.
Ed è per questo che forse è meglio cosi. Che tu te ne vada.

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Effetti del sistema mnesico automassimizzante sul muscolo cardiaco

Marketing Relazionale.
Strategie sottili da accalappiacani in pensione.
Formule, elenchi puntati e ricette della nonna.
Reticoli geometrici, libri e canzoni rivelatrici.
Programmazione neurolinguistica, quadri, riti e vestiti.
Regole auree e certezze da bar, affogate in giustificazioni improvvisate.

Curiosa la tendenza dell’uomo a spiegare l’amore a quadretti.

Pare esista una fottuta spiegazione a tutto.
Che tu leggi, respiri, assorbi, percorri, ripercorri, disegni.
Capisci, incasellli, digerisci e insegni.

Ma non accetti.

Perchè a te l’amore piace su un foglio bianco. Ci puoi scrivere storto se vuoi.
Anche sui quadretti a dire il vero.
Ma loro sono li a guardarti impietosi e a rinfacciarti ogni tua deviazione.
A te l’amore piace su un foglio bianco. 

Con solo piccolo infinito problema.

Tutte quelle cose.
Quel meticoloso cognegno di razionalità che si arroga il diritto di incanalare un fiume bizzarro.
Quelle teorie, quegli accorgimenti, i trucchetti maliziosi.
Quei quadretti.

Sono tutti disgraziatamente veri.
Non esiste niente di piu giusto che seguirli per arrivare al finale felice del racconto.

Detto da un uomo fondamentalmente di scienza.
Fanculo all’ amore di plastica.

Ma è possibile che il mondo vada solamente come è stato scritto che deve andare?

- fine delle parole in libertà - 

 

  

 

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II

…T’amo
senza sapere come, né quando, né da dove, t’amo direttamente senza
problemi né orgoglio: così ti amo perché non so amare altrimenti…
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Circo Italia

Il circo Italia è tornato in cittá.

La folla sugli spalti attende impaziente e curiosa.
Lo spettacolo ancora non ha inizio. 
Qualcuno sgranocchia pop corn. Una coppia si bacia.
Un bambino strilla e poi sorride.

Dietro le quinte trepidazione.   
Il clown è in inspiegabile ritardo.

"Ci penso io a fare il pagliaccio" dice il nano. 
Nessuno dei colleghi si sente di contraddirlo.
Ha pure la parrucca.

Luci.
Il pubblico applaude. 
Lo speaker con voce metallica annuncia: lo spettacolo di questa settimana si intitola "vita".

Entra in scena il nanopagliaccio.
Dice con un gran sorriso che lui e gli altri saltimbanchi possono fare una legge per decidere sulla vita altrui.

Il pubblico fa ohhh.
Le foche, monache, si fanno il segno della croce.

Rullo di tamburi.
Entra in scena il domatore.
Il domatore di coglioni.
Il domatore è saggio. E’ da tanti anni nel circo. Non ha la parrucca, e si vede.
Pensa che esista una cosa che si chiama rispetto.
Per farlo capire alle sue bestie lo chiama "anticostituzionalità"
Ma le bestie sono feroci, il domatore è in difficoltà.

Il pubblico trema.

Rullo di tamburi
Luci di nuovo sul pagliaccio.
Voglio diventare domatore, dice.
E cambiare le regole del circo.
Le bestie si dividono.
Metà lo mangerebbero. Gli altri passerebbero in un cerchio di fuoco per lui

Intanto pubblico si fa il segno della croce e una foca monaca applaude.

Rullo di tamburi.
Le luci puntano all’improvviso in alto.
Il trapezista assicura che non è ancora il suo turno.
Il pubblico, con il naso all’insu si volta allora al megaschermo.

Un ansa dice che a centinaia di chilometri dali, Lei, la vera protagonista, se è andata.
In un silenzio pieno di infinità dignità e disapprovvazione.

Il pubblico fa no con la testa.
Inizia a sfollare dal circo.
Con una fretta surreale. Ma alle 21 c’è il grande fratello su canale 5.

Il nano pagliaccio e i suoi rimangono sgomenti in scena.
Lo spettacolo vita già sembra non interessare piu.
Non resta che smontare scenografia e pensare al prossimo spettacolo.

"Ci sarebbe almeno da raccogliere la spazzatura!" apostrofa il proprietario della tenda.
"In settimana arriva l’esercito" dice una voce in lontanza.

Cala la notte sulle carovane.
Un leone ruggisce. Domani è un altro giorno.

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Art attack

Considerazioni iperuraniche post serata enogastronimca

La gioventu’ moderna si divide in due insiemi:

- i bambini che iniziano ad assumere droghe perchè frustati dall’impossibilità di riprodurre i lavoretti di Muciaccia – inequivocabilmente improbi per un bimbo di otto anni.

- i bambini che iniziano a spacciare per garantirsi una adeguata fornitura di colla vinilica.

L’arte e l’economia, venti anni dopo l’asta tosta, vanno ancora a braccetto.

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Ali solitarie

Finirà in gabbia. Tra ferro e cartone. Con la polvere ad intrappolare il suo spirito libero.
Finirà tra le mani della persona sbagliata, che ignorerà il suo elegante incedere, attribuendogli vili carichi di nulla.
E’ forse questo il fardello della modernità.

In ogni caso per lui, inevitabilmente, finirà.

Persone, situazioni, interessi.
Oggetti che sono e che gli appartengono, amori che non sono e amori che si accendono.
Killer, amanti,  puttane e molti santi.
Geni, cantanti, spazzini e trafficanti. 

Un universo frullato.
Fatto di emozioni, film, luci, the e krumiri, pause infinte e vuoti improvvisi.
Ma quel che piu conta: un universo in movimento.
Finirà.

Grazie a chi, non si sa.
O meglio sì. Ma puntare il dito è inutile.
Verrebbe coperto dalla nebbia.
Una sottile coltre di fumo che lo inghiotte nel nulla.

 I maghi la usano per creare effeto.
Lorsignori per nascondere un difetto.

Questione di momenti e un sapiente colpo di bacchetta metterà tutto in secondo piano.

E lui. Rallenterà.

Turbinii e controflussi.
Un fruscio assordante.
Tre nove zero. Un colpo secco.
La luce che si spegne.
Slacciate le cinture.

Rallenterà. Per non rialzarsi mai più.

A L Italia è a terra.

http://vimeo.com/1613901

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‘m sad to say i’m on may way (H. Belafonte)

C’è una spavalda roccaforte di stupiditá che si nasconde nel mio cervello.
Ammesso che lo si possa chiamare tale.
Ammesso che la si possa chiamare tale.

Stupiditá sadica, masochistica, melanconica e fondamentalmente triste.
Che mi riporta, in una fottuta consapevolezza, a  ripercorrere le stesse strade.
Ancora e ancora.

Sapendo che sono strade chiuse. serrate. cul de sac. no way. proprio zero.
Eppure ci metto piede, per speranza, curiositá, sfida.
Stupiditá.

Salvo poi uscirne ancora una volta sconfitto, melanconico, e fondamentalmente triste.
Mi chiedo se un giorno prendero’ il mappamondo della vita e daro’ un giro che aspetto da tempo.

Via in sorpasso. Con la freccia. Basta coda. 

Guidate con prudenza.

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