Ci sono confini sottili che è pericoloso oltrepassare.
Un equilibrio instabile, un tappo che cerca invano di contenere lo spumante in una bottiglia agitata. Basta niente: il cambio di direzione del vento. Spinto da parole secche che detonano una scatola di amarezze.
E allora una furia di parole che ricordano situazioni, persone, cose, colori. Colori di rabbia per lo piu’.
Il reale che si mescola all’immaginario in un quadro astratto. Calce morbida che dà forma ad una parete sottile.
E tu sei li davanti. Vedi quest’essere in tumulto che non ti fa entrare nella sua mente per aiutarlo.
Lo vedi li ribollire, vorresti abbassare il fuoco ma capisci che forse quella parete lui l’ha messa li non per caso. L’ha messa li per starvici dentro con se stesso. L’ha messa li trasparente, perchè tu possa renderti conto che lo sta facendo. E lasciargli il suo spazio.
Il suo spazio certo. Ma non il suo tempo. Il tempo lo scandisce un orologio piu grande che non puo fermarsi mai.
L’ora dell’innovazione sta per scoccare.
Non ci sono pareti di sorta che la possano rallentare.
Ed è per questo che forse è meglio cosi. Che tu te ne vada.